16 dicembre 2018
Aggiornato 14:00

«Togliamo a Saviano la cittadinanza onoraria»: così il segretario della Lega di Torino

La richiesta, fatta attraverso mozione, sta facendo molto discutere negli ambienti politici torinesi.
Mozione per chiedere la revoca della cittadinanza onoraria
Mozione per chiedere la revoca della cittadinanza onoraria (Fabrizio Ricca)

TORINO - «Oltre la scorta togliamo a Saviano la cittadinanza torinese», così il capogruppo e segretario torinese della Lega Fabrizio Ricca chiede di togliere la cittadinanza onoraria al giornalista e scrittore Roberto Saviano. Il 3 marzo del 2008 la Città di Torino ha conferito la cittadinanza onoraria allo scrittore Roberto Saviano. La notizia arriva dopo le dichiarazione del Ministro dell'Interno Matteo Salvini durante la trasmissione Agorà: «Saranno le istituzioni competenti a valutare se Saviano corra qualche rischio, perché mi pare che passi molto tempo all’estero. Valuteranno come si spendono i soldi degli italiani».

SAVIANO - «Saviano, nonostante sia venuto a Torino varie volte in questi anni non si è mai presentato a ricevere il riconoscimento e non ha neppure mai espresso la volontà di venire nel capoluogo piemontese a ritirarlo» ha attaccato Ricca in un lungo post apparso sul suo profilo Facebook. «Inoltre vorrei ricordare che nel settembre del 2017 Roberto Saviano è stato condannato in terzo grado di giudizio dalla Corte di Cassazione per plagio: colpevole di aver copiato tre articoli inseriti nel sul libro «Gomorra». Quindi, vista la sentenza, si indeboliscono le motivazioni per cui è stata conferita la cittadinanza». La richiesta, fatta attraverso mozione, sta facendo molto discutere negli ambienti politici torinesi.

OPPOSIZIONI -  Tra le prime voci di protesta, quella del presidente del Consiglio Regionale, Nino Boeti: «Considero un errore la proposta di revocare la cittadinanza onoraria di Torino a Roberto Saviano. E un’offesa a tutte quelle donne e quegli uomini che, ieri come oggi, hanno scelto, con le parole o le azioni, di lottare contro la criminalità organizzata. Soprattutto mi auguro» ha risposto virtualmente Boeti, «che a nessuno venga in mente di togliere la scorta a Roberto Saviano. Sarebbe una decisione incomprensibile. Mi permetto di ricordare che Marco Biagi venne assassinato dai brigatisti pochi mesi dopo la decisione del Ministro dell’Interno di privarlo della scorta. Una tragedia che dovrebbe insegnarci qualcosa: chi è in prima linea deve sentire la vicinanza delle istituzioni, perché la solitudine è un lasciapassare per i criminali».