20 settembre 2018
Aggiornato 08:30

Torino avrà una carta dei diritti per il lavoro digitale in città

Una carta dei diritti che vada a tutelare i lavoratori dell'economia dei lavoretti, come i fattorini delle piattaforme di food delivery
Torino avrà una carta dei diritti per il lavoro digitale in città
Torino avrà una carta dei diritti per il lavoro digitale in città (Shutterstock.com)

TORINO - La questione dei fattorini digitali, i cosiddetti lavoratori della gig economy (che nella maggior parte dei casi sono quelli che vi consegnano la cena a casa), arriva anche al Comune di Torino. Dopo il «decreto Dignità» del nuovo ministro al Lavoro Luigi Di Maio e la proposta in Regione Piemonte di Liberi e Uguali per regolare il lavoro mediante piattaforme digitali, Palazzo di Città ha approvato una mozione presentata alla consigliera Eleonora Artesio (gruppo La Sinistra) per i diritti del lavoro digitale a Torino.

LA CARTA DEI DIRITTI - La mozione, nella fattispecie, impegna la giunta affinché - attraverso un tavolo di confronto con le piattaforme stesse - venga redatta una «carta torinese dei diritti del lavoro nel settore di economia digitale», un passo, peraltro, già compiuto da altre città d’Italia. Ed è proprio alla carta dei diritti approvata a Bologna qualche mese fa a cui la consigliera Artesio fa riferimento. Un documento che prevede il diritto all’informazione preventiva e completa sul contratto che i nuovi rider vanno a firmare, trasparenza sui meccanismi di rating reputazionale, diritto a un compenso equo e dignitoso, il diritto a non eseguire la prestazione in caso di condizioni meteorologiche straordinarie, assicurazione e diritto alla connessione gratuita e disconnessione.

LA PROPOSTA IN REGIONE - Un percorso simile sta seguendo il Consiglio Regionale. Il disegno di legge a prima firma di Marco Grimaldi, definisce l’inquadramento dei lavoratori come prestazione subordinata, per riconoscerne diritti e tutele impedendo che siano aggirate molte delle regolamentazioni previste dai contratti collettivi, per garantire loro un salario minimo legale. La legge prevede per esempio l’estensione ai lavoratori delle piattaforme tecnologiche del diritto a condizioni contrattuali formulate per iscritto, il riconoscimento delle spese legate all’utilizzo dei propri mezzi, tutele assicurative e previdenziali, formazione. Si tratta della prima legge di questo tipo al Parlamento.