20 novembre 2018
Aggiornato 22:30

Scoperta a Torino la proteina che blocca i tumori al cervelletto nei bambini

I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Cancer Research e sono frutto di diversi anni di ricerche del gruppo del professor Di Cunto
Scoperta a Torino la proteina che blocca i tumori al cervelletto nei bambini
Scoperta a Torino la proteina che blocca i tumori al cervelletto nei bambini ()

TORINO - La proteina in questione si chiama CITK, la cosiddetta «Citron Kinase», che - se silenziata - può determinare la morte delle cellule tumorali. Una scoperta molto importante quella avvenuta a Torino grazie al team di ricerca guidato dal professor Ferdinandi Di Cunto (del Nico-Università di Torino) nella lotta contro i tumori al cervelletto dei bambini piccoli.

LA PROTEINA CHE BLOCCA IL TUMORE - «Le cellule del medulloblastoma, un tumore molto aggressivo che colpisce soprattutto il cervelletto dei bambini - si legge in una nota - sono sensibili all’inattivazione di Citron Kinase (CITK), proteina implicata nella divisione cellulare e nella stabilità genomica dei progenitori neuronali durante lo sviluppo del cervello. Il silenziamento di CITK blocca infatti il processo replicativo delle cellule tumorali, provocandone la morte o il decadimento del potenziale neoplastico: effetti che - in diversi modelli sperimentali - portano a una riduzione sostanziale dei tumori».

LA RICERCA - I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Cancer Research e sono frutto di diversi anni di ricerche del gruppo del professor Di Cunto del Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi dell’Università di Torino. Lo studio è particolarmente rilevante per lo sviluppo di nuovi farmaci di supporto nella terapia del medulloblastoma, considerato che CITK è una proteina di potenziale interesse farmacologico.

NUOVE TERAPIE - Oggi le terapie prevedono l’asportazione chirurgica del tumore, seguita da radioterapia con possibile associazione di alte dosi di chemioterapici. Nonostante una buona efficacia in termini di sopravvivenza, questi trattamenti hanno un impatto pesantissimo sullo sviluppo psicomotorio ed endocrino: per migliorare la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti è fondamentale quindi sviluppare nuove terapie più specifiche e meno invasive. E questa nuova scoperta potrebbe contribuire a farlo. La ricerca è stata sostenuta dall’AIRC e apre nuove prospettive per la terapia del medulloblastoma.