21 ottobre 2019
Aggiornato 01:30
Balon

«Balon, addio»: dopo 150 anni Torino perde una tradizione unica?

Una nuova legge regionale e la vicinanza con il mercato di libero scambio in San Pietro in Vincoli: a settembre il Balon conosciuto dai torinesi rischia di sparire per sempre

TORINO - Immaginate di cancellare 150 anni di storia così, dall’oggi al domani. Perdere una tradizione non è mai una bella notizia ma se la tradizione si chiama «Balon», Torino rischia davvero di perdere un pezzo importante della propria anima. Quella artigiana, quella dei commercianti che animano le vie di Borgo Dora. La situazione, oggi, è più grave di quanto si possa pensare: i circa 3000 operatori e commercianti sono ormai sul piede di guerra e minacciano di non organizzare più il Balon del sabato.

LA CONVIVENZA IMPOSSIBILE CON IL SUK - Ma Torino rischia davvero di perdere il Balon del sabato? Sì e i motivi sono essenzialmente due: la vicinanza con il mercato di libero scambio di San Pietro in Vincoli, il Suk, e una nuova legge regionale su commercio che prevede norme stringenti e sfavorevoli alle persone che con le loro bancarelle dai mille colori animano i sabati in Borgo Dora. Contro i 150 anni del Balon, fiore all’occhiello di Torino, vi sono i 17 anni del Suk: degrado, illegalità e incuria. Due anime così diverse, in antitesi, ma due lati della stessa medaglia la cui convivenza è diventata ormai insostenibile. Simone Gelato, presidente dell’Associazione Commercianti Balon, spiega: «Chiediamo una soluzione intermedia, non per forza la chiusura del suk. Quanto meno lo spostamento». Le trattative con l’assessore Marco Giusta vanno avanti ormai da mesi, senza alcuna fumata bianca.

TASSA E POSSIBILI SOLUZIONI - L’altro problema, come detto, riguarda la nuova legge regionale sul commercio. Una legge che penalizzerà inevitabilmente i tanti operatori non professionali presenti il sabato. Tra cartellini, autorizzazione pubblica e regole sempre più ferree, il Balon rischia di non essere più lo stesso. Quali soluzioni, dunque? Per il momento, tra commercianti e Comune, non sembrano esserci soluzioni. Anzi. Il braccio di ferro, e la spada di Damocle che vede in settembre il termine ultimo per trovare un accordo, sono problemi non da poco. Il rischio è che il Balon possa perdere la sua anima elegante ed estroversa, lasciando spazio all’anarchia: i commercianti hanno detto che faranno di tutto per continuare a lavorare, anche in autonomia e senza rispettare le regole. Un’ipotesi che secca e non poco l’assessore Sacco: «Non possiamo accettare questo comportamento». Balon addio dunque? Sicuramente dopo 150 anni di storia, una tradizione torinese rischia di scomparire per sempre o comunque di mutare irrimediabilmente. 

Dettagli del Balon

Dettagli del Balon (© Mihai Bursuc)