21 ottobre 2019
Aggiornato 01:30
Olimpiadi 2026

Appendino «accetta» le Olimpiadi con Milano e Cortina: si spacca il M5S, è caos

Appendino si rimette al volere del governo. Durissima presa di posizione dei dissidenti contro la sindaca: «Pensa di prenderci in giro? Dovrà iniziare a contare i consiglieri che compongono la maggioranza»
Appendino «accetta» le Olimpiadi con Milano e Cortina: si spacca il M5S, è caos
Appendino «accetta» le Olimpiadi con Milano e Cortina: si spacca il M5S, è caos ANSA

TORINO - Appendino accetta le olimpiadi condivise con Milano e Cortina e il M5S si spacca. Potrebbe tranquillamente essere riassunto così l’incredibile susseguirsi dei fatti che, nelle ultime ore, ha portato Torino ad accettare la «candidatura delle Alpi» alle olimpiadi del 2026. Un assenso quasi taciturno, diplomatico. La sindaca non dice mai un «sì» netto, ma prende atto della decisione del Coni. Insomma, non si mette di traverso: tanto basta per mandare su tutte le furie i dissidenti del M5S torinese, l’ala dura e pura che da sempre aveva espresso la propria contrarietà ad ospitare i giochi olimpici. 

I DISSIDENTI: «APPENDINO PENSA DI PRENDERCI IN GIRO?» - La presa di posizione dei dissidenti, Damiano Carretto, Maura Paoli, Viviana Ferrero e Daniela Albano, è durissima. I toni sono forti. «Se la Sindaca pensa di prendere in giro la sua maggioranza e il Consiglio Comunale dovrà iniziare a contare i consiglieri e le consigliere che, quella maggioranza, la compongono» scrivono i consiglieri sopracitati. Il motivo? Il timido «sì» di Appendino a Giovanni Malagò, presidente del Coni. «L'indirizzo espresso dalla delibera approvata dal Consiglio Comunale di Torino era molto chiaro: NO a candidature condivise con Milano e Cortina. La lettera inviata a Malagò, invece, smentisce questo semplice concetto mettendo la Città di Torino a disposizione di un eventuale "candidatura nazionale", se imposta dal Governo. Governo che, tra le altre cose, avrebbe dovuto produrre, tramite ente terzo, un'approfondita analisi costi-benefici sulle tre candidature. Analisi di cui si sono perse le tracce» recitano i consiglieri.

Il messaggio dei dissidenti alla sindaca

Il messaggio dei dissidenti alla sindaca (© Facebook)

LA LETTERA DI APPENDINO - In pochi minuti la notizia della candidatura condivisa fa il giro del web. Un tam tam tra cellulari, messaggi, whatsapp. La virata di Appendino è stata evidente, troppo evidente per l’ala del M5S che aveva chiesto uno studio di fattibilità, una candidatura sostenibile. Quel che è certo è che con la questione olimpiadi, Appendino rischia di vedere venir meno il consenso dei suoi. Il comunicato dei dissidenti parla chiaro e suona come una (non) velata minaccia: «Dovrà iniziare a contare i consiglieri e le consigliere che, quella maggioranza, la compongono». Eppure la sindaca, nella lettera scritta a Giovanni Malagò, ribadisce la propria contrarietà a una candidatura unitaria. Ne sottolinea gli svantaggi, sottolinea la solidità e la virtuosità della candidatura torinese. Eppure non basta. Man mano che la lettera va avanti, il tono di Appendino si smorza: «Le valutazioni ritengo spettino non più alle singole amministrazioni locali, ma a tutti gli enti preposti e al Governo nazionale nei confronti del quale ci mettiamo a disposizione, rimanendo convinti che la candidatura di Torino con le sue montagne sia la miglior scelta». Una lettera diplomatica, presa dall’ala dura e pura del M5S come una resa. Tra mugugni e rabbia, la candidatura delle Alpi è realtà: se il Governo lo vorrà, Torino andrà avanti insieme a Milano e Cortina verso i giochi olimpici del 2026.

La lettera al Coni di Chiara Appendino

La lettera al Coni di Chiara Appendino (© )