25 settembre 2018
Aggiornato 17:30

«Sono stato l'ultimo a transitare su quel ponte maledetto. Dopo aver superato il camion della Basko l'inferno»

Raffaele De Santis, vigilante di 51 anni, è nato a Volvera ma risiede nel Cuneese. Lui è l'ultimo automobilista ad aver attraversato il ponte di Genova prima che questo crollasse. Non si era accorto di cosa realmente fosse successo ma, in preda al panico, aveva visto una nuvola incredibile dallo specchietto
Raffaele De Santis
Raffaele De Santis ()

GENOVA - E' vivo per miracolo ma quegli attimi sopra il tratto di ponte di Genova, che oggi non c'è più, non li dimenticherà mai. Raffaele De Santis, vigilante privato di 51 anni, nato a Volvera (nel Torinese) e oggi residente a Moretta (nel Cuneese) è l'ultimo automobilista ad aver attraversato il ponte crollato e ha raccontato quegli interminabili secondi al quotidiano La Stampa. "Sono stato l'ultimo a transitare su quel ponte maledetto", ha raccontato, "poi è venuto giù. Sono un miracolato. Ci siamo salvati tutti». Con 'tutti' Raffaele intendeva lui e la sua famiglia, compresa di suocero, con cui si trovava a bordo della Kia diretta a Genova per qualche giorno di vacanza.

SUPERATO IL CAMION BASKO L'INFERNO - Da quello che racconta Raffaele De Santis si capisce quanto questa vicenda lo abbia segnato, ancora incredulo di aver scampato la morte per così poco. E di quello che in quella tarda mattinata era successo a Genova lo ha scoperto solamente più tardi quando, spaventato, si era fermato a un bar e ha sentito tutto in tv. "Avevo appena sorpassato il furgoncino della Basko, quello che si è fermato a pochi metri da baratro", ricorda e prosegue, "quando mi sono accorto che i giunti di dilatazione termica del ponte si stavano allargando sempre più». Attimi infiniti, attimi di ansia e paura anche se in realtà né lui né la sua famiglia avevano minimamente capito cosa stesse succedendo. "Ho accelerato, ho cercato di allontanarmi il più velocemente possibile». Poi all'improvviso il ponte ha iniziato a oscillare a destra e a sinistra. "Non ho capito cosa stava accadendo dietro di me, ma nello specchietto ho solo visto una nuvola bianca, sembrava nebbia. In un primo tempo ho pensato che ci fosse stato un incidente, non potevo immaginare che un ponte di quelle dimensioni potesse crollare".

DIETRO LA KIA IL VUOTO - Con una nuvola di fumo bianco incredibile alle spalle, Raffaele ha continuato a guidare con l'ansia. Ansia aumentata col passare dei chilometri perché alle sue spalle, per quanto decelerasse, non arrivavano macchine. "Non sapevo cosa fosse successo", dice ancora a La Stampa raccontando di essersi fermato al primo bar disponibile, "sentivo tante sirene e a quel punto, quando mi hanno detto che era appena crollato il ponte di Genova, sono andato nel panico".