20 settembre 2018
Aggiornato 00:00

Polemica ciclisti, parla il comandante della municipale: «Bisogna poter identificare le bicicletta»

Intervistato da Repubblica, il comandante della polizia municipale di Torino Emiliano Bezzon entra nel merito della polemica contro i ciclisti nata negli scorsi giorni
Il comandante Emiliano Bezzon
Il comandante Emiliano Bezzon (ANSA)

TORINO - Negli ultimi giorni è impazzata la polemica sui ciclisti indisciplinati che viaggiano sotto i portici, nelle zone pedonali e in maniera scorretta in strada. Sulla questione è quindi intervenuto il capo della polizia municipale Emiliano Bezzon che, intervistato da Repubblica, ha parlato di una ignoranza diffusa da ciclisti, pedoni e automobilisti sul codice della strada e ha messo l'accento su un tema che nelle prossime settimane potrebbe essere affrontato più nel dettaglio, quello dell'identificazione delle biciclette, cosa oggi impossibile.

Non mancano le multe ai ciclisti, ma queste sono appena un migliaio l'anno su oltre duecentomila verbali. Il motivo? La difficoltà di fermare il mezzo a due ruote (a meno che gli agenti si mettano a corrergli dietro, cosa oggettivamente impossibile) e di identificarlo. "Passare con il rosso o andare contromano nelle strade molto strette è un comportamento che va represso e noi siamo impegnati a farlo, ma senza un sistema identificativo dei mezzi, in questo caso delle bici, è molto complicato", dice il comandante Bezzon a Repubblica, "secondo me sarebbe opportuno trovare un modo per identificare anche le biciclette".

Poi c'è la questione della conoscenza del codice civile e, più in generale, del come comportarsi in strada. Su questo tema il comandante dei vigili vorrebbe più educare che reprimere perché, ad esempio, molti non sanno che su zone pedonali come via Garibaldi è possibile andare in bicicletta e così si lamentano dei ciclisti, oppure che per essere a norma sulla bici devono essersi un campanello che si senta a 30 metri di distanza, un fanale a norma e i catadiottri sui pedali. "C'è ignoranza diffusa su come si va in bici", continua, "ci sono atteggiamenti da reprimere, ma anche un grande bisogno di educazione".