22 settembre 2018
Aggiornato 17:00

Intervento di 11 ore per salvare la Testimone di Geova «che nessuno operava»: la donna ora sta bene

L’intervento è stato eseguito dall’Heart Team di Maria Pia Hospital a Torino: nessuno voleva operare la donna che rifiutava trasfusioni di sangue ritenute indispensabili negli altri ospedali
Intervento di 11 ore per salvare la Testimone di Geova «che nessuno operava»: la donna ora sta bene
Intervento di 11 ore per salvare la Testimone di Geova «che nessuno operava»: la donna ora sta bene (Maria Pia Hospital)

TORINO - La «donna che nessuno voleva operare» è salva. Dopo tre mesi di osservazione e una complessa operazione durata 11 ore, con 11 specialisti impiegati, la 62enne Testimone di Geova rifiutata da moltissimi ospedali sta bene. L’intervento è stato eseguito a Torino, dall’Heart Team di Maria Pia Hospital.

L’OPERAZIONE - La diagnosi della donna era chiara per tutti: dissezione aortica toracica di tipo B, aggravata da una persistente anemia e da una malformazione congenita detta arco aortico bovino, molto comune e spesso associata a ipertensione arteriosa, diabete, dislipidemia. La 62enne, che per motivi religiosi rifiutava le emotrasfusioni ritenute indispensabili negli altri ospedali, è stata poi presa in carico, operata e salvata dal Maria Pia Hospital. Un intervento complesso, che ha richiesto tre mesi di osservazioni 24 ore su 24. La donna è stata sottoposta a un intervento cardiochirurgico e di chirurgia vascolare di Debranching dei tronchi sovraortici e impianto di endoprotesi toracica. Undici gli specialisti coinvolti: i cardiochirurghi dott.ssa Chiara Comoglio, dott. Riccardo Casabona, dott. Alessandro Dyrda e dott. Samuel Mancuso, i chirurghi vascolari dott. Ferruccio Ferrero, dott.ssa Ilaria Visentin e dott. Teodoro Meloni, i cardioanestesisti dott. Paolo Costa e dott. Mario Lupo, e due bioingegneri impegnati nella ricostruzione 3D del torace della paziente e nel planning endoprotesico.

LA SPIEGAZIONE DELL’OPERAZIONE - «La situazione clinica così complessa della paziente ha coinvolto tutto il nostro Heart Team – racconta la dott.ssa Chiara Comoglio, responsabile dell’Unità Operativa Cardio-Toraco-Vascolare dell’ospedale torinese. – Era evidente la necessità di agire tempestivamente ed è stata adeguatamente individuata la condizione di progressiva rottura. La tecnica bloodless, che già in passato ci aveva permesso di intervenire con ottimi risultati in una situazione che non consentiva l’uso di trasfusioni, ci ha permesso anche in questo caso di operare con una minima dispersione di patrimonio ematico, nonostante le difficoltà congenite della paziente». La paziente, dopo un periodo in osservazione e in seguito a un’adeguata riabilitazione, adesso sta bene e potrà tornare alla propria quotidianità.