23 agosto 2019
Aggiornato 17:00
CRONACA

L’aereo è guasto, i migranti irregolari che dovevano essere espulsi dall’Italia tornano in libertà

Oltre cento i poliziotti impiegati. Sette migrati irregolari erano partiti da Torino, ora sono svaniti nel nulla: il sistema rimpatri fa acqua da tutte le parti
L’aereo è guasto, i clandestini che dovevano essere espulsi dall’Italia tornano in libertà (immagine archivio)
L’aereo è guasto, i clandestini che dovevano essere espulsi dall’Italia tornano in libertà (immagine archivio) ANSA

TORINO - Scortati in aeroporto, pronti per essere espulsi dall’Italia, caricati sul volo e… rilasciati. Ha dell’incredibile quanto accaduto a Fiumicino, dove un centinaio di migrati irregolari sono stati lasciati liberi dopo un guasto all’aereo che avrebbe dovuto rimpatriarli. Sette di loro erano arrivati dal centro di espulsione di Torino, da corso Brunelleschi. Una falla che conferma tutta la fragilità del sistema rimpatri, un sistema che fa acqua da tutte le parti.

IL MANCATO RIMPATRIO - I migranti, quasi tutti nordafricani, sono arrivati a Fiumicino da diversi Cpr d’Italia: Torino, Brindisi, Bari, ecc. A scortare i soggetti, potenzialmente pericolosi, un centinaio di poliziotti. Da Torino a Fiumicino si sono mossi 18 agenti, per garantire il servizio di scorta ai 7 tunisini che avrebbero dovuto essere rimpatriati. Peccato che una volta giunti in aeroporto, dopo quasi dodici ore di viaggio notturne, i migrati irregolari non siano mai partiti alla volta di Palermo prima e della Tunisia poi, tappa finale del viaggio di rimpatrio. Il charter che avrebbe dovuto riportarli nel loro paese d’origine ha avuto un guasto, così dopo ore d’attesa in pista, i tunisini sono stati liberati. I poliziotti non hanno potuto far altro che consegnare loro un foglio di via, poi i clandestini (loro stessi sbigottiti) sono svaniti nel nulla, diretti chissà dove. Magari sono tornati nella stessa Torino da cui erano stati espulsi ore prima. Anche i poliziotti hanno dovuto percorrere il tragitto inverso, tornando a casa con la consapevolezza di aver «sprecato» le loro ore di servizio. Una situazione grottesca e gravissima, che mette a nudo tutte le falle di un sistema, quello dei rimpatri, da riformare completamente.