25 aprile 2019
Aggiornato 06:00
Guardia di finanza

Immigrazione clandestina, scoperta organizzazione che sfruttava i tirocini professionali

La guardia di finanza ha portato a termine un’indagine nei confronti di 37 soggetti, indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e falsità ideologica, commessi in forma associativa ed a livello transnazionale
Guardia di finanza
Guardia di finanza ANSA

TORINO - La guardia di finanza di Torino ha portato a termine un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica nei confronti di 37 soggetti, indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e falsità ideologica, commessi in forma associativa ed a livello transnazionale. Le attività, originate da controlli sulla regolarità di tirocini professionali riservati a cittadini extracomunitari, hanno permesso di individuare un sodalizio criminale, costituito da sette soggetti, dedito all’organizzazione di fittizi percorsi formativi e di orientamento, aventi l’unica finalità di favorire, con il concorso di 30 datori di lavoro ospitanti, l’ingresso e la permanenza in Italia di cittadini cinesi irregolari.

VUOI VENIRE IN ITALIA? - L’associazione, con a capo una cittadina cinese residente a Milano e un avvocato di Genova, mediante annunci su chat cinesi, individuava cittadini orientali interessati a emigrare in Italia con permesso di soggiorno legato alla frequenza dei fittizi tirocini di lavoro. A tal fine pagavano somme di denaro contante, che variavano dai 1.000 ai 3.000 euro. I sodali, come appurato dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Economica-Finanziaria di Torino, individuavano imprese in crisi economica che si prestassero, dietro corrispettivo (da 700 a 1.000 euro per pratica), a presentare fittizie domande di tirocinio presso il locale Centro per l’impiego. Le domande venivano compilate dalle suddette imprese con false attestazioni riguardo al possesso dei requisiti economici e patrimoniali previsti per l’organizzazione dei percorsi formativi.

STUDIO DI CONSULENZA - Tra gli associati figura anche il titolare di uno studio di consulenza sul lavoro, che, oltre a curare gli adempimenti burocratici legati alle domande di tirocinio, predisponeva false dichiarazioni di ospitalità, ossia documenti che attestavano la disponibilità di alloggio da parte dei cittadini extracomunitari al fine di procurare loro il rinnovo dei permessi di soggiorno. Nel corso delle indagini sono state esaminate numerose pratiche di tirocinio, appurando, allo stato attuale 9 ingressi illegali effettivamente portati a termine.