17 novembre 2018
Aggiornato 22:00

Caos mini market, parla Andrea Russi: «Salvini e la polemica del PD? Vi spiego la nostra proposta»

Andrea Russi è il primo firmatario di un ordine del giorno in cui si chiede di limitare l’orario dei mini market che vendono alcolici e alimenti in alcune aree. Tra accuse di razzismo e questioni di sicurezza, cerchiamo di capirne di più
Caos mini market, parla Andrea Russi: «Salvini e la polemica del PD, vi spiego la nostra proposta»
Caos mini market, parla Andrea Russi: «Salvini e la polemica del PD, vi spiego la nostra proposta» (Diario di Torino)

TORINO - C’è chi li chiama «bangla», chi market etnici. Noi li chiameremo mini market. Tutti ne parlano e nonostante una definizione mutevole a seconda di chi la usa, i mini market, spesso gestiti da stranieri, hanno davvero attirato l’attenzione di tutti: di Matteo Salvini che ne ha chiesto la chiusura alle 21:00, della sindaca Appendino che si è dichiarata favorevole a quanto proposto dal Ministro dell’Interno e del Partito Democratico che ha additato l’emendamento al Decreto Sicurezza come «razzista». Eppure, prima del ministro dell’Interno e della sindaca, a Torino, l’idea di limitare l’orario delle attività che vendono cibo e bevande alle 21:00 era arrivata proprio da un consigliere del M5S, Andrea Russi. C’è di più: lo stesso PD oggi polemico, tramite le Circoscrizioni lo scorso giugno aveva indicato alla Giunta Appendino alcune aree in cui imporre il divieto di vendita, nel chiaro intento limitare l’attività dei mini market. Un paradosso.

Andrea Russi ci spiega la proposta torinese, arrivata 36 ore prima rispetto alle dichiarazioni di Salvini poi riprese da tutti i media. Ma i mini market sono davvero un problema nella nostra città?
Che siano un problema è riconosciuto. E’ da inizio mandato che lavoriamo su questi temi, è un argomento caldo da un po’: siamo partiti con il discorso movida. Quando abbiamo ratificato il nuovo regolamento di polizia urbana, quel regolamento è passato da tutte le Circoscrizioni che l’hanno approvato, segnalandoci nuove aree in cui inserire limiti alla vendita.

Si riferisce alle zone della movida? 
Non solo, le osservazioni sono arrivate su tante zone, non solo in quelle della movida. Un esempio? La Circoscrizione 6 ha inserito corso Vercelli, la Circoscrizione 3 via Di Nanni, la Circoscrizione 7 corso Novara: tutte aree in cui sono emersi problemi di sicurezza non legati alla movida.

La richiesta di estensione dei divieti della Circoscrizione 7, durante le osservazioni per l'articolo 44 Ter

La richiesta di estensione dei divieti della Circoscrizione 7, durante le osservazioni per l'articolo 44 Ter (© Comune di Torino)

Allora movida ha poco a che vedere con questo regolamento...
Esatto, è un qualcosa di più esteso: in via Di Nanni c'è stato un accoltellamento. Purtroppo nella delibera di Giunta non si sono potute inserire le limitazioni nelle aree legate alla sicurezza per un motivo ben preciso: ci sono troppi vincoli normativi.

A proposito, non avete paura che simili provvedimenti possano cadere con un ricorso al Tar?
No, perché alcune deroghe sono già state approvate. Ad esempio la Regione prevede la non apertura di attività con una superficie inferiore ai 50 metri quadri nelle aree ritenute "problematiche" per la salute, l'ordine pubblico, la viabilità. Vi faccio un esempio concreto: prima di noi, l'ex assessore Mangone, aveva già identificato in piazza Vittorio, San Salvario e Vanchiglia tre aree in cui non aprire attività di somministrazione inferiori ai 50 metri quadri. Si presuppone che, essendo locali piccoli, la gente compri e consumi in strada, dando vita a dei problemi. 

E' possibile un’estensione del provvedimento a tutta la città? Ci sarà una serrata di serrande a Torino?
Assolutamente no, non si possono applicare questi limiti a tutta la città. Non lo potrà fare neanche Salvini, come ho detto ci sono normative europee che te lo impediscono. La giustificazione deve essere motivata con segnalazioni, problemi: non è un episodio sporadico che fa una zona non sicura. L'episodio sporadico, piuttosto, è solo un campanello d’allarme che aiuta a monitorare meglio la zona. Non basta a chiuderne determinate attività.

Matteo Salvini e Chiara Appendino, durante l'incontro per la sicurezza

Matteo Salvini e Chiara Appendino, durante l'incontro per la sicurezza (© Matteo Salvini)

L’opposizione vi ha criticato, bollando il provvedimento come razzista.
Assurdo. Le Circoscrizioni ci hanno segnalato aree in cui vi sono problemi di sicurezza proprio sono presenti i«bangla market» che ora difendono sui social network. Noi del M5S non parliamo di quello nell’ordine del giorno, parliamo di qualsiasi attività di vendita e somministrazione in tutte le aree dove vi sono problemi di ordine pubblico. Il negozio può essere di un cittadino di Dakka come di Limone Piemonte: non fa alcuna differenza. In certe aree le attività aperte tutta la notte possono costituire problemi di ordine pubblico, come ci è stato riferito dalle Circoscrizioni stesse. Questa è la discriminante, l'ordine pubblico. Poi Salvini può tranquillamente condurre la sua battaglia contro i negozi etnici, ma la mia idea è molto diversa.

Stefano Lo Russo, capogruppo Pd, critica Salvini e il "silenzio" del M5S torinese

Stefano Lo Russo, capogruppo Pd, critica Salvini e il "silenzio" del M5S torinese (© Facebook)

Una risposta quindi alle opposizioni che hanno criticato questa vostra uscita?
Ma cosa devono criticare? Le Circoscrizioni, governate dal Partito Democratico, hanno proposto zone in cui effettivamente ci sono mini market. Hanno criticato una proposta che è la stessa presentata da loro come parere di Circoscrizione, è una polemica fine a sé stessa.

In cosa differisce da Salvini l’ordine del giorno da lei proposto e sottoscritto dal M5S?
In primis non ci possono dire che "cavalchiamo l’onda di Salvini", visto che il nostro ordine del giorno è stato presentato 36 ore prima. La differenza comunque è questa: non è il «bangla» o il market indiano, si tratta di un problema di ordine pubblico. E’ riconosciuto che i mini market lo creino, ce lo dicono le segnalazioni fatte alla polizia municipale o gli episodi di cronaca. Anche un Carrefour aperto 24 ore in una determinata zona potrebbe rappresentare un problema. Anche una birreria piccola che costringe i clienti a uscire in strada può rappresentare problema, in una determinata zona potrebbe essere pericoloso. 

Quindi lo ribadisce? Non c’è nulla contro le attività etniche nel vostro ordine del giorno.
Assolutamente, non c’è nulla contro le attività etniche e nemmeno contro i mini market. E’ contro qualsiasi attività generi un problema, non solo mini market.