12 novembre 2018
Aggiornato 23:30

Rifugiati in arrivo nel Torinese, la protesta di CasaPound: «Basta business dell’immigrazione»

In arrivo profughi provenienti dal Libia e dall’Eritrea. «È ormai lapalissiano che l’immigrazione clandestina è uno strumento per racimolare parecchi soldi, ma questo porta alla creazione di veri e propri quartieri ghetto»
Rifugiati in arrivo nel Torinese, la protesta di CasaPound: «Basta business dell’immigrazione»
Rifugiati in arrivo nel Torinese, la protesta di CasaPound: «Basta business dell’immigrazione» (CasaPound)

TORINO - La questione immigrazione continua a essere più che mai attuale nel Torinese.  Tra gli episodi di Claviere, la polemica minimarket e il Decreto Sicurezza, l’ultimo episodio di cronaca in ordine cronologico riguarda l’arrivo di un numero non precisato di rifugiati a Chivasso e a Grugliasco, ospitati nell’ex convento dei cappuccini a Chivasso e in borgata Gerbido a Grugliasco. Una notizia che ha sollevato la protesta di CasaPound Torino, che nella notte ha affisso due striscioni nei rispettivi paesi che accoglieranno i migranti. Il testo è identico: «Basta business dell’immigrazione».

ROSSINO: «POLITICHE SCELLERATE» - Matteo Rossino, responsabile provinciale di CasaPound, punta il dito contro la situazione a Torino: «È ormai lapalissiano che l’immigrazione clandestina è uno strumento per racimolare parecchi soldi, ma questo porta alla creazione di veri e propri quartieri ghetto ed un aumento della criminalità e dell’insicurezza nelle aree in cui vengono alloggiati questi fantomatici richiedenti asilo. Ogni giorno in Barriera di Milano, nella zona dell’ex Moi e in San Salvario abbiamo sotto gli occhi i risultati di politiche scellerate che hanno creato sacche di criminalità difficili da contrastare. La situazione in provincia non è migliore e noi non vogliamo che Chivasso e Grugliasco diventino due città ghetto ostaggio di immigrati. Se ci sono dei posti letto, allora che vengano dati alle famiglie italiane in emergenza abitativa! Solo che evidentemente queste non porterebbero profitto a chi li ospita, e quindi nessuno lo farà».