19 novembre 2018
Aggiornato 22:30

Risultavano essere senza reddito ma la finanza sequestra a tre rom 420mila euro

I soldi erano depositati in banche della Croazia. La vicenda è nata del 2014 quando le autorità croate avevano comunicato a quelle italiane ingenti quantità di denaro in possesso a persone di etnia rom residenti in Italia
Sequestrati 420mila euro a tre rom
Sequestrati 420mila euro a tre rom ()

TORINO - La guardia di finanza di Torino, su provvedimento della Corte d’Appello, ha confiscato oltre 420mila euro depositati su banche croate, nei confronti di tre soggetti di etnia rom, pluripregiudicati e noti soprattutto per furti commessi in varie aziende piemontesi.
La vicenda nasce nel 2014, quando le autorità croate comunicano a quelle italiane che una ventina di nomadi di etnia rom, residenti da anni in Italia, dispongono di ingenti depositi presso alcune banche di Zagabria. Scattano così le indagini del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Torino coordinate dalla locale Procura della Repubblica, che già nel 2016, vista la disponibilità di alcuni soggetti di somme di denaro in misura sproporzionata rispetto ai redditi dichiarati, nella maggior parte dei casi addirittura pari a zero, portano ad un primo sequestro preventivo.

INDAGINI - Nel corso delle indagini è stato appurato che alcuni soggetti coinvolti nella vicenda hanno presentato per anni false attestazioni Isee, percependo indebitamente dal Comune di Torino assegni familiari per oltre 70mila euro. In sostanza, hanno omesso sistematicamente di indicare tra i redditi percepiti i ricavi ottenuti con l’attività di raccolta di rottami. Per abbassare l’Isee, i responsabili della truffa hanno falsamente dichiarato di aver avuto «a carico» una trentina di persone, prive di reddito e tutte residenti nello stesso campo nomadi. Per tale ragione, sono stati anche denunciati per indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato.

420MILA EURO - Un’attività, quella della raccolta di rottami, che ha riguardato circa 2mila tonnellate di rifiuti metallici, oltretutto svolta senza le prescritte certificazioni in materia ambientale.
Per uno scherzo del destino, i redditi ottenuti tramite l’attività di raccolta di rifiuti è emersa proprio grazie ai soggetti coinvolti nell’indagine che, nel tentativo di giustificare i depositi in Croazia, hanno fornito le prove del reato commesso.
L’odierna decisione della Corte d’Appello dispone la confisca di oltre 420mila euro per i quali gli interessati non hanno saputo giustificare la provenienza.