19 dicembre 2018
Aggiornato 03:00

Un mostro nell’armadio e un treno in arrivo: Appendino, sindaca tra due fuochi

Da una parte il ruolo istituzionale, dall’altra la pressione di chi le chiede di non sconfessare la posizione presa in passato: cosa farà Chiara Appendino l’8 dicembre, giorno della manifestazione No Tav?
Un mostro nell’armadio e un treno in arrivo: Appendino, sindaca tra due fuochi
Un mostro nell’armadio e un treno in arrivo: Appendino, sindaca tra due fuochi (Chiara Appendino)

TORINO - Se qualcuno pensava che Chiara Appendino potesse sottrarsi all’argomento Tav, si sbagliava di grosso. Basta riavvolgere il nastro: 19 giugno 2016, fuori da un Palazzo Civico in cui Appendino è appena stata nominata sindaca, a fianco della bandiera del Movimento 5 Stelle ce n’è un’altra che di fatto condivide gli stessi colori: quella dei No Tav. Oggi Appendino si trova davanti a un bivio. Quale posizione prendere sulla Tav? Schierarsi o no? Scendere in piazza o no?

APPENDINO TRA DUE FUOCHI - La sindaca si trova tra due fuochi: quello di chi consiglia un ruolo super partes e quello di chi, soprattutto tra attivisti e consiglieri, le chiede di schierarsi apertamente. Di scendere in piazza l’8 dicembre con il gonfalone della Città, opzione negata da Appendino che ha immediatamente fatto storcere il naso alla parte «dura e pura» del M5S Torinese. Trovare un punto di equilibrio tra le due anime di Appendino non sarà semplice. L’agguerrita consigliera d’opposizione di tre anni fa è ora sindaca. La ragazza che manifestava in valle, con magliette e foulard No Tav è chiamata ora a svolgere un ruolo istituzionale, in cui una parola detta in un modo o in un altro e l’esposizione di un vessillo o meno spostano gli equilibri. Da Roma, il M5S predica calma e profilo basso, i consiglieri Torinesi cambiano le loro immagini del profilo e chiamano la gente in piazza. Appendino? Il rischio, se non la certezza, è quello di scontentare comunque qualcuno.

Consiglieri del M5S il 1° dicembre 2016

Consiglieri del M5S il 1° dicembre 2016 (© Chiara Appendino)

TAV, IL MOSTRO NELL’ARMADIO DELLA SINDACA - La Tav è per Appendino quel mostro che speri rimanga sempre chiuso nell’armadio. Lo speri ma sai che prima o poi, un giorno, quel mostro verrà fuori e quando verrà fuori dovrai farci i conti. Il giorno pare sia arrivato ed è l’8 dicembre 2018. Due anni esatti dopo la mozione pentastellata in Comune, quando consiglieri e sindaca ribadivano la loro contrarietà «a un'opera inutile, dannosa e i cui fondi dovrebbero essere utilizzati per reali bisogni dei cittadini di tutto il Paese». Qualche settimana fa il cambio di rotta e una posizione, quella sostenuta da Appendino, decisamente più cauta con la porta aperta alle madamine del «Sì» e una frase impeccabile dal punto di vista istituzionale, ma di certo non battagliera: «Un sindaco non ha il potere di bloccare l’opera, spetta al Governo». Per chiarire la situazione, oggi Appendino è una sindaca ferma alla banchina della stazione dei treni, deve solo scegliere su quale convoglio salire: quello dell’Alta Velocità o quello dell’Intercity. Una scelta non più procrastinabile, perché i treni possono accumulare anche due anni di ritardo ma prima o poi in stazione arrivano.