22 giugno 2021
Aggiornato 13:30
La crisi del coronavirus

Torino, folla e assembramenti nel centro storico per gli acquisti di Natale

Se le polemiche e le discussioni dell'ultima settimana hanno portato alcuni negozi a dedicare più attenzione nella gestione delle code, non hanno però fermato il flusso delle persone in via Roma e via Lagrange
Immagine di repertorio - Persone a spasso per lo shopping
Immagine di repertorio - Persone a spasso per lo shopping ANSA

Seconda domenica da zona arancione in Piemonte e seconda domenica di assembramenti nelle vie del centro di Torino. Se le polemiche e le discussioni dell'ultima settimana hanno portato alcuni negozi a dedicare più attenzione nella gestione delle code, non hanno però fermato il flusso delle persone in via Roma e via Lagrange, cuore dello shopping subalpino.

Quasi la totalità dei negozi non ha preso esempio da Rinascente che ha assunto nuovi vigilantes per la gestione esterna dei flussi, e hanno preferito continuare ad affidarsi alla security tradizionale all'interno degli store. Ma il problema sono stati soprattutto gli assembramenti che si sono visti per le strade dove in alcuni punti si faceva fatica a camminare. Ancora molte le persone senza mascherina, soprattutto tra i gruppetti dei più giovani che si sono radunati davanti ai Mc Donald's di piazza Castello e via Sant'Ottavio.

Se per i commercianti i numerosi clienti oggi hanno ridato «non solo speranza ma un senso di normalità», come dicono, c'è da preoccuparsi per il futuro: «La settimana prossima, se diventeremo zona gialla, riapriranno anche i bar e chissà quante più persone ci saranno» commenta chi rinuncia a fare la fila davanti a una profumeria di via Roma per il gran numero di persone concludendo con un «non impariamo proprio mai».

Studenti a «babbo Cirio», regalaci apertura scuola

Circa duecento persone si sono ritrovate stamani a Torino in piazza Castello, davanti alla sede della Regione Piemonte, una manifestazione contro la didattica a distanza nelle scuole. Fra i presenti c'erano Anita e Lisa, le dodicenni che nelle scorse settimane sono diventate il simbolo della protesta anti-Dad, e poi studenti delle medie, delle superiori e dell'università. A organizzare la mobilitazione è stato il movimento «Priorità dalla scuola».

Si teme - viene spiegato dai promotori - che il governatore, Alberto Cirio, non autorizzerà le lezioni in presenza nemmeno quando il Piemonte diventerà «zona gialla». «Siamo dubbiosi - dicono - perché ci sono grossi ritardi. Basti pensare che hanno organizzato i tavoli per i trasporti solo una settimana fa. Se la scuola non riapre - ha commentato Anita - significa che siamo ancora in zona rossa».

Un bigliettino a «Babbo Cirio» infilato in una scatola a forma di albero di Natale, per chiedere al presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, il «regalo» dell'apertura delle scuole. E' il gesto che i manifestanti più giovani presenti stamani a Torino in piazza Castello hanno compiuto per protestare contro la didattica a distanza.

«Accetteremo la chiusura della scuola - hanno detto i genitori - solo se tutto verrà chiuso. Se un centro commerciale resta aperto anche la scuola deve aprire».

In piazza, dove sono confluite più di duecento persone, è stato allestito anche un flash mob: una insegnante ha fatto l'appello segnando assenti gli studenti che non seguono la lezione da casa. I ragazzi, dal canto loro, hanno indicato come assenti il presidente della Regione, assessori e ministri, che, a loro dire, non stanno facendo nulla per riaprire le scuole.

Alisa insegnante di spagnolo ha spiegato al microfono che è qui «perché i miei allievi sono desaparecidos e perché le scuole in Europa sono aperte e qui no. Per questo Stato la scuola e la cultura non sono una priorità».