23 ottobre 2017
Aggiornato 06:00
Verso le elezioni

Il (candidato) sindaco ospite di Diario di Torino: Piero Fassino del Pd

L'attuale primo cittadino della città di Torino, Piero Fassino, è stato ospite della nostra redazione per un talk in cui ha parlato di quanto fatto nei cinque anni di mandato e di quanto vuol fare nei prossimi in caso di rielezione

TORINO - Presente, passato e futuro. Parla di tutto Piero Fassino, candidato sindaco di Torino per il Partito Democratico nonché primo cittadino della nostra città. Dopo anni passati a fare in prima persona politica a livello nazionale, nel 2010 è sceso in campo per un ruolo «nuovo» e nel 2011 è stato eletto per la prima volta sindaco in una città, Torino, che dista pochi chilometri dalla sua Avigliana. «Mi ricandido perché in questi anni si è fatto un lavoro duro e positivo per la città», ci spiega, «abbiamo fatto molti investimenti e gestito emergenze difficili. Chiederò il voto ai torinesi per continuare a governare questa città perché penso che si è fatto un buon lavoro e bisogna continuare, soprattutto in una fase in cui, cambiando lo scenario economico, possiamo conoscere una fase di espansione». E’ un Fassino sicuro di sé e di quanto fatto in questo mandato. La sua prima esperienza da primo cittadino lo ha esposto più che in passato al giudizio di chi lo ha votato e ora torna a confrontarsi con gli elettori.

Sindaco e candidato sindaco Fassino, come sono stati questi cinque anni? Cosa ha imparato?
Essere sindaco di Torino è stata un’esperienza straordinaria e particolare. Il primo cittadino è il naturale destinatario delle speranze, delle preoccupazioni e delle richieste dei cittadini, è un po’ il suo interlocutore naturale. Essere sindaco mi ha dato grandi responsabilità, ma è stato appassionante avere un rapporto quotidiano con i cittadini e con la città. Sul piano umano è stata un’esperienza straordinaria.

Una cosa che le piace e una che non le piace di Torino?
Di Torino mi piace tutto. Questa città è uno straordinario giacimento di risorse e di idee, è una città molto dinamica che sa reinventarsi, come ha fatto negli ultimi anni, e che sa rilanciarsi ogni volta. Quello che invece più che non mi piace auspico è un maggiore orgoglio di tutto questo da parte dei torinesi, anche se questa è una parola che non si pronuncia troppo spesso. Siamo abituati a essere moderati e sobri, che non è sbagliato, ma non bisogna esserlo al punto da non essere orgogliosi di cosa è oggi questa città e di cosa è stata. Bisognerebbe sostanzialmente esserlo sempre.

Una cosa che piace molto ai nostri lettori: il turismo
Sul turismo abbiamo fatto una scelta quando sono diventato sindaco: fare un grande investimento sulla cultura. Questo è importante perché offre al mondo un’immagine diversa della città trasformandola in meta turistica, quello che Torino è oggi. Bisogna però continuare su questa strada e si può crescere ancora, cosa che stiamo di fatti programmando, accompagnando il tutto con una promozione sia in Italia che all’estero della città perché di Torino ogni tanto c’è ancora la vecchia immagine di città industriale, ma noi oggi siamo sia questo sia una città di cultura e dobbiamo dare sempre più al mondo anche questa immagine.

Una cosa che non piace ai nostri lettori: i cantieri infiniti, in particolare quelli del passante ferroviario e della metro in piazza Bengasi
Il passante era fermo da vent’anni e noi lo stiamo ricoprendo, tra un mese sarà inaugurato e la città potrà finalmente disporre di questa vena di trasporto che da Lingotto a corso Grosseto consentirà l’attraversamento della città. Certo il cantiere dà disagio, ma credo che i problemi maggiori per chi ad esempio abita in corso Principe Oddone sia stato avere avuto per anni davanti uno sterrato e delle lamiere, mentre con i lavori a brevissimo il passante sarà inaugurato e, contestualmente, stiamo preparando il bando per proseguire dalla piazza e fino in corso Grosseto. Per la metropolitana in piazza Bengasi i tempi invece sono stati lunghi perché è accaduta una cosa che purtroppo non dipende da noi e cioè è fallita l’impresa che ha vinto l’appalto e quando succede questo c’è tutta una procedura burocratica che non consente di riprendere i lavori il giorno dopo ma ci vuole del tempo prima che un’altra azienda possa subentrare. La metropolitana fino in piazza Bengasi dovremmo averla all’inizio del 2017, ma i lavori per la ristrutturazione della piazza partiranno prima, dopo le elezioni.

Passiamo alla sua candidatura e al recente sondaggio del programma televisivo «Piazza Pulita» che la dà vincente al ballottaggio con Chiara Appendino del Movimento 5 Stelle. Quanto può essere realizzabile questa ipotesi secondo lei?
Sono abituato a contare i voti quando si chiudono le urne. Nelle ultime settimane ho visto tanti sondaggi e c’è chi mi dà al primo turno il 46%, chi il 48%, il 45% o il 44%.

Insomma la fanno arrivare tutti al ballottaggio
Si per il momento sì, ma abbiamo ancora due mesi di campagna elettorale e io lavorerò per prendere più consensi possibili. Poi, se vincerò al primo turno bene, se dovrò andare al ballottaggio ci andrò, non mi spaventa nessuna delle due possibilità e non sottovaluto alcun candidato perché chiunque si candida lo fa per vincere.

Parliamo di assessori. Ha letto che il Movimento 5 Stelle ha già svelato i primi tre nomi che comporranno la Giunta in caso di vittoria di Appendino e che prima delle elezioni saranno resi tutti noti?
Sì, ho letto, ma penso che il voto debba essere concentrato sui programmi e su questo ci debba essere il confronto con i cittadini. Non credo che sia significativo per il voto indicare anticipatamente gli assessori anche perché si possono produrre degli inconvenienti. Ho visto che i tre nomi indicati dal Movimento 5 Stelle sono tutte persone con più di 50 anni. Ma come? Cinque Stelle non era il movimento che doveva cambiare tutto e portare a un rinnovamento? Già aver presentato quei tre nomi destituisce di fondamento l’idea che il Movimento 5 Stelle sia portatore di una nuova generazione e una nuova classe dirigente: i tre nomi che sono stati portati sono sulla scena della vita torinese da molti anni. Inoltre dopo aver demonizzato la politica si prendono uomini che hanno fatto politica. Non credo che sia così felice come scelta.

La sua Giunta invece? Tre assessori lasceranno dopo le elezioni (Curti, Braccialarghe e Gallo), gli altri quattro sono nella lista dei candidati. Qualche idea sui sostituti o sulla futura composizione della sua Giunta?
La mia Giunta, come cinque anni fa, sarà ispirata al criterio di metà uomini, metà donne e fatta anche da giovani. Ci saranno conferme, ma ci saranno anche assessori nuovi perché è normale che sia così. Ma di tutto questo ne discuterò dopo le elezioni in caso di vittoria. Il consenso che ciascun candidato prenderà sarà un elemento importante, ma non l’unico perché servono competenza, esperienza, adeguatezza al ruolo che si deve ricoprire.

E sul centrodestra disunito a due settimane dalla presentazione delle liste cosa mi dice?
Come ho già detto più volte, io faccio campagna elettorale parlando di Torino, non entro nel dibattito interno degli altri partiti perché ho rispetto per le altre forze politiche. Il centrodestra fatica a trovare un candidato perché c’è una generale crisi del centrodestra in Italia. Alla fine però lo troveranno e mi confronterò anche con chi sarà scelto.

Ultima domanda, quanto c’è di vero nell’accusa che lei si occupa solo del centro città non badando alla periferia di Torino?
Non è vero per niente. Torino non è né Bruxelles né Parigi, Torino è una città di 900mila abitanti e le periferie desolate di cui si parla ci sono nelle grandi metropoli con milioni e milioni di abitanti con fenomeni di ghettizzazione. Torino è una città urbanisticamente molto compatta, non ci sono vuoti tra un quartiere e l’altro e questo determina un grado di integrazione. Andiamo ai fatti e agli investimenti di questi anni: la cittadella della Continassa sorge tra Torino e Venaria, portiamo la metropolitana in piazza Bengasi e cioè al confine con Nichelino, si recupererà il palazzo di Italia ’61 al confine con Moncalieri, all’ex Manifattura Tabacchi, che è al confine con Settimo Torinese, si realizzerà il nuovo Campus universitario di Scienze Motorie, il Campus Einaudi sta sulla Dora in una zona semi centrale. I musei come nelle grandi città sono per la maggior parte in centro, ma è così in tutto il mondo. Aggiungo però che abbiamo le Fonderie Limone al confine con Moncalieri, il Teatro Astra dove si esibisce il TPE con grande successo sta in piazza Bernini, il Museo Fico sta in Barriera di Milano. Se guardo gli investimenti, i siti culturali e i servizi allora questo continuo evocare le periferie come desolate mi pare astratto e ideologico perché non è così.