21 ottobre 2017
Aggiornato 16:00
Sentenza rivoluzionaria

Sì al cibo nella mensa scolastica portato da casa: «Ecco cosa cambia e come comportarsi»

La sentenza «accerta il diritto degli appellanti di scegliere per i propri figli tra la refezione scolastica e il pasto domestico da consumarsi nell'ambito delle singole scuole e nell'orario destinato alla refezione»

TORINO - La Corte d’Appello del Tribunale di Torino ha dato ragione ai genitori: ora i figli potranno portarsi il pranzo da casa. Una battaglia legale iniziata tre anni fa quando alcuni genitori, contrariati dell’ennesimo aumento del costo della mensa scolastica, si rivolsero all’avvocato Giorgio Vecchione. Con la sentenza la Corte «accerta», si legge, «il diritto degli appellanti di scegliere per i propri figli tra la refezione scolastica e il pasto domestico da consumarsi nell'ambito delle singole scuole e nell'orario destinato alla refezione, il tutto nei limiti e nei termini di cui in motivazione». Gli aggiornamenti sulla lunga battaglia legale hanno avuto come punto di riferimento il Comitato «CaroMensa Torino» e la pagina Facebook a esso dedicata. E’ su quest’ultima che i genitori hanno espresso la soddisfazione per il risultato tanto auspicato e raggiunto.

Per capire meglio di fatto cosa cambia con la sentenza abbiamo sentito l’avvocato Giorgio Vecchione.

Avvocato, questa sentenza può definirsi rivoluzionaria?
Direi proprio di sì. E’ una sentenza che riconosce un diritto che è rivendicato non solo qui a Torino, ma da decine e decine di comitati spontanei di genitori distribuiti su tutto il territorio e che ovviamente accolgono con entusiasmo questa sentenza.

Non è che il portarsi il cibo da casa rischia di emarginare i bambini rispetto a coloro che mangiano il pranzo della mensa scolastica?
Visti i livelli qualitativi e quantitativi della mensa scolastica il rischio è che succeda l’opposto e che gli emarginati siano i bambini che continuano a fruire della mensa scolastica. Se vogliamo parlare di emarginazione per il fatto che un bambino si porta il pasto da casa dobbiamo pensare che gli studenti di buona parte d’Europa sono in larga parte emarginati visto che il sistema binario di mensa scolastica e pasto portato da casa funziona in tutto il Nord Europa. Per essere precisi, la Finlandia è l’unico paese dove la mensa è obbligatoria, ma è pagata dallo Stato.

E’ possibile che qualche dirigente scolastico si opponga a questa sentenza?
Chi si può opporre a questa sentenza è il Ministero o il Comune di Torino e, se ritengono, possono presentare ricorso in Cassazione. Il rifiuto di considerare i principi che sono stati sanciti dalla Corte d’Appello è una legittima, quanto a mio modo di vedere illegittima, scelta delle dirigenze scolastiche. Di fronte alla persistenza di un atteggiamento ostativo i singoli genitori assumeranno le loro iniziative e potranno andare per vie legali.

Questa sentenza, pronunciata dalla Corte d’Appello di Torino, è valida a Torino o in tutta Italia?
La sentenza vale per le parti della causa, ma è importante perché sancisce un principio: è la prima volta che viene accertato e scritto nero su bianco la sussistenza di un diritto. Questo significa che c’è un precedente che bene o male tutte le corti devono tendenzialmente tenere in considerazione. E’ una sentenza emessa da una Corte d’Appello e quindi non può avere effetti in tutta Italia come sentenza in sé, ma come principio sì.