24 ottobre 2017
Aggiornato 07:30
Dal Pescara al Milan

Il nuovo bomber del Milan Lapadula è nato e cresciuto a Torino. Intervista a Davide: «Vi racconto mio fratello»

Nato e cresciuto a pane e calcio giocando con il fratello e gli amici ai «Pizzi». Gianluca Lapadula è un idolo induscusso a Teramo e Pescara, le due ultime squadre a cui ha fatto fare il salto di categoria, e da poco ha firmato con il Milan. A raccontarci di lui è Davide, il fratello maggiore

TORINO - Se fino a un anno fa il nome Gianluca Lapadula era conosciuto quasi esclusivamente da coloro che seguono il calcio di Lega Pro (la vecchia Serie C), oggi non c'è giornale o telegiornale nazionale che non abbia fatto vedere qualche sua prodezza in campo e che non abbia parlato del suo trasferimento al Milan. Merito dell'ultima stagione che lo ha consacrato per la seconda volta miglior giocatore di categoria, prima con il Teramo il Lega Pro e poi con il Pescara in Serie B. Il neo acquisto del club rossonero, classe 1990, ha girato tantissime squadre ma è partito da Torino, città in cui è nato e in cui ha vissuto fino a quando, poco dopo i sedici anni, lo acquistò il Treviso dall'allora Rivoli Collegno. Passato nel mondo dei professionisti, anche se con una parentesi con la Primavera giocata a Parma, iniziò la girandola di maglie che lo ha portato, in ordine, alla Pro Vercelli, all'Ivrea, all'Atletico Roma, al Ravenna, al San Marino (24 gol in 35 partite), al Cesena, al Frosinone, al Gorica, al Teramo, al Pescara (27 gol in 40 partite) e infine al Milan.

L'amore per la famiglia
Se c'è una cosa che a Gianluca Lapadula non bisogna toccare è la famiglia. Mamma peruviana, papà pugliese (di Fasano), il bomber del Milan ha un fratello più grande, Davide, e una sorella più piccola, Anna. Con loro ha un rapporto stupendo, speciale e unico. Noi quindi non potevamo che andare da loro per conoscere meglio l'attaccante rossonero che già qualcuno ha accostato a grandi nomi e alla nazionale italiana. Per la precisione abbiamo passato una mattinata con Davide, fratello maggiore di 28 anni, anche lui attaccante tra i dilettanti, forse il primo maestro sul campo per Gianluca Lapadula.

Ciao Davide, quello con tuo fratello Gianluca è un rapporto di amore vero. Anche se siete lontani da anni riuscite a "vivervi" tutti i giorni e l'immagine più bella e limpida è l'esultanza del Lapadula di Pescara che dopo un gol a Modena è corso vicino alla tribuna a cercarti per guardati negli occhi ed esultare con te battendo un "cinque" virtuale. Raccontaci di più.
Siamo legatissimi l'uno all'altro. Siamo sempre andati d'accordo praticamente su tutto, siamo cresciuti insieme giocando a calcio ai Pizzi (campetto vicino alla Sisport, ndr) e alla Juventus: poi io ho continuato in altre squadre, mentre lui è rimasto 11 anni in bianconero. Il nostro legame, e quello con la famiglia, è una cosa fondamentale e ci arriva da nostra mamma, anche perché forse in sudamerica la famiglia è un po' più considerata rispetto a qui.

Com'era da piccolo Gianluca?
Era già fortissimo. Credo, e lo dico sinceramente perché l'ho sempre pensato, che avesse qualcosa più di me e di tutti gli altri. Anche se non è alto, non è prestante come altri giocatori, ha sempre avuto questa "fame", questa voglia di arrivare dove gli altri non arrivano. Forse questa voglia di vincere è ciò che gli ho trasmesso io, lui l'ha messa bene in pratica. Parlando del Gianluca "piccolo calciatore" era quello che anche nei tornei tra di noi, se stavamo perdendo, diceva di tirargli in avanti la palla che ci avrebbe pensato lui a risolvere tutto. Inoltre entrambi siamo attaccanti di ruolo, ma anche se è più piccolo di me posso dire che mi ha insegnato parecchie cose lui.

E oggi com'è "Sir William"? Un soprannome azzeccato che gli hai dato tu…
Sì questo è il soprannome che si porta dietro e che gli ho dato prendendo spunto da "Braveheart». Oggi lui è una persona molto seria e quadrata e si pone sempre degli obiettivi da raggiungere. Un aneddoto legato alla stagione che si è appena conclusa: un giorno guardando la classifica dei migliori 50 giocatori della Serie B ho visto che era tredicesimo. L'ho chiamato e gliel'ho detto. La sua risposta però mi ha stupito: "Davide a fine anno sarò primo con il Pescara che andrà in Serie A». Gli avevo detto che era già un grande risultato essere tredicesimo, ma lui alla fine non si è accontentato ed è riuscito a fare ciò che mi aveva annunciato. Questo è Sir William.

Ha girato tante categorie tuo fratello, ma mai la Serie A. Come lo vedi in mezzo a tanti grandi giocatori e con una maglia così importante?
Secondo me in questa Serie A un giocatore come lui manca. Non ha la tecnica migliore di tutti, non è fisicamente come altri attaccanti, da questi punti di vista è un calciatore da Serie A "normale». Ma lui ha una cosa che gli altri non hanno secondo me, la "fame", quella che aveva Tevez nella Juventus e Vardy nel Leicester. Quello che faceva da bambino con noi, cioè prendersi tutte le responsabilità, penso lo possa fare anche con il Milan dopo averlo fatto al Pescara quest'anno.

Ha scelto il Milan anche se si era parlato di Juventus, la squadra che tifate voi in famiglia. Ti è dispiaciuto che non sia approdato proprio in bianconero?
No guarda, va benissimo così. Noi abbiamo sperato solo che chi lo prendesse lo volesse davvero e alla fine ha firmato con il club italiano più titolato al mondo, una squadra in cui hanno militato Van Basten, Seedorf e tantissimi altri campioni che hanno fatto la storia. Chissà che anche Gianluca non ci riesca…

Vederlo nel telegiornali e sulle prime pagine dei giornali e del calciomercato com'è stato?
Io sono ancora emozionato. Parlare di mio fratello è una gioia immensa. Per me e la mia famiglia è stato un piacere enorme.

Nazionale italiana o peruviana per Gianluca?
Questa è una scelta che spetta a lui, noi non ci siamo intromessi in questo. E' stato già chiamato dal ct del Perù Gareca ma c'erano di mezzo i play off e ha fatto la sua scelta in quella occasione. Vedremo più avanti se ci sarà la possibilità di scegliere cosa opterà.

Tu giochi a calcio Davide, quest'anno hai militato nel Saluzzo in Eccellenza e, nonostante i tanti gol, ne ha fatti di più tuo fratello. Come è finita?
E' finita che a giorni mi toccherà offrirgli una cena a base di pesce come da tradizione. Sì, ma lo scorso anno è toccato a lui pagare…

E il prossimo anno?
Il prossimo anno ci attendono due sfide nuove per entrambi. Lui con la maglia del Milan, io con quella del Sondrio, non si sa ancora se in Eccellenza o Serie D. In ogni caso ci sentiremo alla fine di ogni partita come è stato fino a oggi.

Infine ti salutiamo facendoci raccontare com'è stato il matrimonio di Gianluca con la sua Alessia, la sposa a cui ha chiesto di sposarlo davanti a tutto lo stadio a Teramo.
Si, mio fratello le cose in piccolo non le sa proprio fare. E' stato un matrimonio bellissimo: prima in chiesa in zona Lingotto, poi al ristorante a Villa Sassi. Sono voluti essere tutti presenti, dai giocatori del Pescara al mister del Teramo. Gli faccio ancora tanti auguri agli sposi. E a Gianluca per la nuova avventura.