17 agosto 2017
Aggiornato 23:00
La storia

Il «bar dei gatti» di via Napione chiude dopo un furto, ma è solo un arrivederci

Intervista ad Angelo, titolare del Neko Cat Cafè: «Andiamo via perché da quel giorno le cose sono cambiate, ma il nostro progetto continuerà. E dai nostri gatti non ci separeremo mai».

TORINO - Il Neko Cat Cafè di via Napione non è un locale come gli altri. E’ infatti noto come il «bar dei gatti», poiché fin dal giorno dell’apertura ha ospitato numerosi felini che arrivavano da condizioni disagiate. A causa però di un furto subito qualche mese fa, l’avventura di questo bar è destinata a concludersi domenica 17 luglio, quando il Neko saluterà tutti organizzando una festa. Ma potrebbe non essere un addio, bensì un arrivederci, come racconta Angelo Di Bari, titolare del locale. 

Angelo, com’è nato il Neko?
Il Neko ha aperto il 5 aprile 2014. All’inizio non pensavamo di fare grandi cose, invece pian piano il locale ha raggiunto una certa fama, non solo in Italia. Sono persino arrivati giornalisti dall’America, poi dal Brasile e siamo anche finiti sulle pagine di Le Figaro e sul sito della BBC. Evidentemente il progetto che c’era dietro questo locale è piaciuto fin da subito.

Quale progetto?
Quello della Neko Onlus, un’organizzazione che esisteva prima ancora del Neko Cat Cafè e che si occupa di progetti animalisti in Piemonte e in tutta Italia. Progetti che noi stessi abbiamo finanziato e che riguardano in particolar modo i gatti.

Da dove provengono i vostri gatti?
Ne avevamo cinque, ora siamo a nove. Arrivano tutti dai gattili o dalle colonie, così abbiamo deciso di dar loro una casa. Io mi ero informato su questi Cat Cafè, il primo dei quali era nato a Taiwan. Ho letto che ce n’erano tanti in Giappone e che in Europa hanno aperto prima a Vienna, poi a Budapest e infine a Parigi. Mi pareva una bella idea, così ne ho aperto uno a Torino.

Parlaci dell’episodio che vi ha costretto a chiudere.
E’ successo nella notte tra l’1 e il 2 maggio. Qualcuno è entrato dalla finestra della cucina e ci ha rubato i nostri risparmi, oltre a diversi macchinari. Non una cifra enorme ma, dal momento che gran parte dei nostri soldi finivano nei progetti della Onlus, non abbiamo mai avuto un «tesoretto» da parte e di conseguenza questo fatto ci ha tagliato un po’ le gambe. Ma non è solo per questo che chiudiamo. La verità è che si è rotto qualcosa tra noi e le persone destinatarie dei nostri pagamenti e la situazione non ci è sembrata più sostenibile, in fondo questo posto è una specie di oasi e chi viene qui deve trascorrere momenti tranquilli dimenticando le negatività. I gatti stessi hanno percepito che qualcosa era cambiato ultimamente. 

Quali sono i vostri progetti futuri?
Domenica facciamo una festa in cui saluteremo i nostri clienti, dopodiché a fine mese lasciamo il locale. Abbiamo avuto due proposte, una molto interessante nel centro di Torino, ma è un investimento che al momento non possiamo permetterci. Tuttavia non ci manca molto, perché dopo il furto in tanti si sono mossi per darci una mano, un po’ da tutta Italia. Presto avvieremo anche una raccolta fondi ma, ripeto, non abbiamo debiti e non è per soldi che andiamo via da qui. 

E i gatti?
I gatti sono parte di noi e da loro non vogliamo separarci. Se le cose andranno bene li porteremo con noi, altrimenti andranno tutti insieme a vivere in una cascina. In ogni caso non si separeranno tra loro. 

Al di là dell’ultimo episodio, dentro di voi cosa rimane di questi due anni e mezzo?
Tanti ricordi positivi, che certamente non saranno cancellati da un fatto negativo. Qualche tempo dopo il furto ho scritto un post su Facebook e il riscontro che ne è derivato non me lo sarei mai aspettato.

Tra tutti i messaggi di affetto, qual è stato il più bello?
Una lettera, scritta da una signora di quasi 90 anni che, a causa di problemi legati all’età, non poteva recarsi qui fisicamente ma ci seguiva sul web. Pensa, 90 anni. «Avevo un gatto - scrive nella lettera - ora non c’è più e presto lo seguirò anch’io. Nel frattempo però, ci siete voi a tenermi compagnia e per questo vi auguro ogni bene». Questa lettera la tengo tra i miei ricordi più cari, ma un giorno la pubblicherò.