25 giugno 2017
Aggiornato 19:00
Pulizia fiume Po

Guanti e rastrello in mano alle 8 del mattino, i volontari puliscono il fiume Po

Nel silenzio mattutino dei Murazzi, decine di volontari, assessori e consiglieri si sono rimboccati le maniche e hanno sradicato la pianta tropicale di origine tropicale che aveva invaso le acque del fiume Po

TORINO - Da oggi il fiume Po è un po’ meno verde. Il merito è dei volontari, assessori, operatori di Amiat e Legambiente che questa mattina, accompagnati dalla polizia municipale, si sono riuniti ai Murazzi per dare via alla campagna «Un Po’ più tuo», con l’obiettivo di togliere dalle acque del fiume la pianta tropicale Myriophyllum aquaticum. Quella che per molti era una semplice alga, si trattava in realtà di una pianta acquatica molto invasiva, capace di alterare l’equilibrio delle piante autoctone presenti nelle acque torinesi.

Fermare il fenomeno, finché è possibile
Estirpare la pianta non è stato per niente semplice. Assessori e consiglieri si sono uniti ai volontari e con guanti e rastrelli sono saliti sulle barche per andare a raccogliere e sradicare la pianta dalle radici lunghissime. Un’operazione in cui non sono ammessi errori errori: se le radici dovessero rimanere sul fondo del fiume, è possibile che la pianta possa proliferare ancora. L’assessore alla Viabilità Maria Lapietra, con le mani ancora sporche di residui naturali, ci spiega: «Sono piante molto invasive, si diffondono con estrema velocità. Il rischio è che vadano verso valle, soffocando le altre piante da sempre presenti nel fiume Po». Una precisazione utile a spiegare come l’intervento odierno miri a combattere la proliferazione di una sola pianta, mentre per una pulizia totale delle acque del fiume Po servirà necessariamente altro tempo. 

Perché la pianta è nel Po? La risposta dell'esperto
Alberto Selvaggi, tecnico di Ipla, è la persona che qualche mese fa ha scoperto la presenza della pianta sulle acque del fiume Po. Mentre supervisiona i lavori, ci spiega: «Non si tratta di un’alga come molti pensano ma di una pianta di origine tropicale e non autoctona: è sudamericana e in Europa assume un comportamento invasivo». Sono tanti i torinesi che si sono chiesti come abbia fatto una specie presente in Sudamerica ad arrivare sino alle acque del capoluogo piemontese. Non c’è una certezza a riguardo, ma Selvaggi ha una teoria in grado di spiegare la presenza: «E’ ipotizzabile, visto che la pianta viene utilizzata negli acquari, che qualcuno che l’ha utilizzata in un laghetto o in acquario privato l’abbia poi buttata nel fiume».