26 giugno 2017
Aggiornato 17:30
Intervista esclusiva

Intervista all'assessore Montanari: «Il Palazzo del Lavoro? A Torino mancano un po' di musei...»

Stoppato il progetto che avrebbe visto il Palazzo del Lavoro diventare una galleria commerciale, l'assessore all'Urbanistica Guido Montanari ci spiega cosa c'è nel futuro della struttura costruita per i cent'anni dell'Unità d'Italia.

TORINO - Ormai in stato di abbandono da anni, oggetto di tanti progetti e parole, il Palazzo del Lavoro non ha ancora un futuro ben definito. Il suo futuro sembrava essere stato scritto lo scorso gennaio, quando in Consiglio comunale venne approvato un progetto che lo avrebbe trasformato in una galleria commerciale, ma un ricorso al Tar prima (ad aprile) da parte del Comitato ItaliaSessantuno e la bocciatura della nuova Giunta comunale poi (qualche giorno fa) ne hanno stoppato la rinascita. Uno stop momentaneo perché la rinascita con un centro commerciale è stata definita «una scelta inadeguata» da parte del neo assessore all’Urbanistica e vice sindaco Guido Montanari. Così lo abbiamo incontrato per capire qualcosa di più di ciò che sarà il Palazzo progettato dall’ingegnere Pier Luigi Nervi e inaugurato per i cent’anni dell’Unità d’Italia perché è un luogo troppo importante per la nostra città.

«Non tutto il tempo libero deve essere speso a fare acquisti»
L’assessore Montanari ha le idee chiare sul futuro del Palazzo del Lavoro e più in generale dell’area circostante. Ha definito la realizzazione della galleria commerciale come un’idea insensata e il perché ce lo motiva. «Per tutta la campagna elettorale abbiamo sostenuto e sosteniamo tutt’ora che costruire grandi centri commerciali dove ci sono già attività commerciali in essere sia sbagliato», ci dice, «credo che usare i centri commerciali per motivare tutte le trasformazioni anche per affrontare i problemi dell’urbanistica di questa città sia sbagliato. Il Palazzo del Lavoro è proprio uno di questi casi, cioè dove si spaccia la necessità assolutamente forte di salvaguardare un bene straordinario attraverso un’enorme operazione commerciale che io trovo sbagliata da tanti punti di vista». Non nega la necessità di mettere mano al Palazzo del Lavoro per riqualificare anche la zona compresa tra corso Unità d’Italia e via Ventimiglia, ma crede che si debba pensare ad altro. «Nelle parole dell’ex assessore (Lo Russo, ndr) si era parlato di un grande centro commerciale, di una struttura notevole, una cosa secondo me sbagliata e inutile soprattutto in quella collocazione con le attività commerciali esistenti. Dobbiamo pensare al Palazzo del Lavoro ma non solo, anche alla riqualificazione di tutta l’area circostante: lì c’è un patrimonio di verde e di alberi molto importante di cui il progetto per la sistemazione dei parcheggi non teneva conto perché fare il verde su soletta vuol dire distruggere il verde».

«No al centro commerciale, sì a un Museo dell’Innovazione»
Cosa fare allora in quella struttura abbandonata, spesso diventata dormitorio per i senzatetto? Di sicuro lo stop della Giunta Appendino e l’attesa per la sentenza del Tar allungheranno i tempi che, da cronoprogramma, avrebbero dovuto vedere i lavori del centro commerciale iniziare nella primavera del 2017 con un pesante investimento da parte dei privati. «Bisogna fare i conti con le risorse e non si possono fare voli pindarici», dice guardando le casse comunali l’assessore Montanari, «Sono però convinto che ci siano anche privati intenzionati a investire sul settore della cultura e del museo». Qualche esempio? «Torino ha uno straordinario patrimonio industriale ma non ha un Museo dell’Industria, non ha un Museo della Scienza e della Tecnica, non ha un Museo dello Sviluppo Industriale, non ha sede per gli archivi delle grandi imprese, non ha sede per gli archivi di associazioni culturali importanti: questi potrebbero essere alcuni spunti». Quello che ci tiene a sottolineare Montanari è il fatto che un commercio non è escluso, a patto che sia un «commercio di vicinato, attività produttive piccole legate all’artigianato, al design, al prodotto industriale e dunque a un utilizzo tutto sommato più flessibile e molto più legato alle esigenze dei cittadini».

«Non dimentichiamoci del verde inaccessibile ai cittadini»
Facendo un giro perimetrale del Palazzo del Lavoro non si può non notare la vegetazione che c’è al di là della recinzione. L’assessore Montanari pone un accento su quel verde inaccessibile ai cittadini e ci tiene a sottolinearlo nell’intervista: «Ben sappiamo che l’area intorno è tutta chiusa da recinzioni, da privatizzazioni e da utilizzi ovviamente non aperti al pubblico. Quella è una barriera di più di un chilometro che separa la città dal suo verde», dice, «c’è da capire come riaprire questo verde ai cittadini, ripensare la destinazione del Palazzo del Lavoro che tenga conto delle esigenze sociali e culturali di quell’area e della città più in generale. Tradotto vuol dire con una componente di intervento privato ma anche con una forte esigenza da parte del pubblico. Uno degli obiettivi è quello di restituire Italia ’61 ai cittadini com’era previsto tra l’altro nelle delibere e nelle scelte politiche dei tempi con una zona di verde da filtro tra le residenze e il fiume Po e che quindi fosse accessibile».

Traffico in tilt nella rotonda Maroncelli
Nel progetto approvato dal Consiglio comunale si parlava anche di un sottopasso per ridurre il traffico quotidiano nella rotonda Maroncelli. Nel tempo sono state fatte più ipotesi e quella di un passaggio alternativo è sembrata l’opzione migliore. Ora cosa ne sarà di quel progetto? «Questi discorsi li approfondiremo con l’assessore La Pietra ma non abbiamo nulla in contrario a un sottopasso che liberi il traffico che c’è tutti giorni in ingresso e uscita dalla città. Il nostro orientamento», spiega l’assessore Montanari, «è però quello di ridurre il traffico automobilistico e quindi lavorare sui trasporti pubblici. Dobbiamo uscire dal paradigma ‘grande centro commerciale, tanta gente che ci arriva, tante automobili, tanti parcheggi, tante autostrade per andarci. Trovo sia una scelta culturale e di vita sbagliata e con il tempo anche i cittadini penso che inizino a capirle».