21 ottobre 2017
Aggiornato 16:00
Reportage

Il paradosso del Museo Pietro Micca, la pipì si fa al buio e senza lavarsi le mani

Da giugno i bagni sono fuori servizio e, per ovviare temporaneamente al problema, sono stati messi due bagni chimici all’esterno della struttura. I lavori costano 12mila euro e potrebbero essere fatti, dalle parole dell’assessore, non prima di marzo

TORINO - Da un po’ di tempo la nostra città è diventata un’attrattiva per i turisti di tutto il mondo grazie anche all’offerta di mostre sempre nuove e di musei che, di questo possiamo ampiamente fregiarci, sono veri e proprio poli culturali. Sono migliaia le persone che ogni mese ad esempio visitano il Museo Pietro Micca, peccato che tutti, volontari e dipendenti compresi, siano costretti a fare i conti con un problema non da poco: quello dei bagni. I servizi sono inagibili dallo scorso giugno a causa dell’ostruzione dell’allaccio della fognatura. Un problema che sarebbe dovuto essere risolto nel giro di poco tempo e che invece va avanti da sei mesi senza che qualcuno abbia calendarizzato un intervento. Per ovviare a questo problema, sempre nel mese di giugno, sono stati messi due bagni chimici in via Guicciardini, a pochi passi dall’ingresso al museo. Sarebbe dovuta essere una soluzione temporanea e invece pare che rischi di rimanere tale almeno fino a marzo quando il Comune di Torino, interpellato sulla questione, potrebbe, e resta un condizionale, intervenire.

L’assessore alla Cultura: «Intervento da 12mila euro»
Non sono molti i soldi necessari per poter aggiustare definitivamente il problema, eppure sono mesi che quei bagni chimici, uno blu per gli uomini e uno rosso per le donne, stazionano fuori dal Museo Pietro Micca. «L’allaccio è stato fatto a suo tempo dai militari senza i relativi permessi», ha spiegato l’assessore alla Cultura, Francesca Leon, «con il tempo, a causa di crolli e deterioramento, si è irrimediabilmente ostruito. Attendere che lo rifacciano i militari probabilmente sarebbe vano e comunque comporterebbe tempi lunghissimi». Costo dell’intervento è di 12mila euro. «Abbiamo ancora disponibilità economiche da parte del settore Edifici per la Cultura», continua l’assessore, «non abbiamo però ancora dato immediato corso all’intervento per non trovarci senza fondi in caso di nuove e gravi emergenze». L’intervento del Comune di Torino potrebbe dunque slittare al prossimo anno, in particolare se dovessero «verificarsi emergenze» che non consentirebbero di recuperare i 12mila euro necessari per rifare l’allacciamento alla fognatura. L’ipotesi è quella di programmare i lavori con i fondi del 2017 e quindi presumibilmente per marzo. 

Al freddo, senza luce e senza potersi lavare le mani
La soluzione temporanea dei bagni chimici non è certo ottimale. Se durante l’estate la luce del sole era un aiuto, con l’arrivo dell’autunno e con l’accorciarsi delle giornate le cose sono cambiate parecchio. «Dentro non c’è luce», ci spiegano i volontari che ogni giorno fanno da guida all’interno delle gallerie usate durante l’assedio di Torino del 1706, «manca anche il riscaldamento e l’acqua per potersi lavare le mani. Eppure al Museo vengono tante scolaresche in gita e ogni volta con i bambini diventa un problema questa situazione dei bagni interni fuori uso». Non a caso in tanti preferiscono andare al bar e prendere un caffè per andare al bagno.