13 dicembre 2017
Aggiornato 08:30
Sindaca

«Fare la sindaca è una cosa magnifica ma porta via tante energie. Non mi ricandiderò»

Chiara Appendino, la prima cittadina di Torino, ha risposto alle domande degli studenti del Master in Giornalismo parlando della sua esperienza politica fino a oggi. Tra quattro anni non si ricandiderà ma penserà alla sua famiglia

TORINO - E’ ancora presto per parlarne seriamente visto che le elezioni ci sono state poco più di sei mesi fa, ma in molti in realtà si erano domandati già prima della sua vittoria cosa avrebbe fatto Chiara Appendino dopo cinque anni da sindaco in caso di vittoria. Dopo la prima legislatura in cui è stata in Sala Rossa come consigliera di opposizione, l’attuale prima cittadina di Torino nel 2021 esaurirebbe il suo doppio «mandato da politica» e quindi non potrebbe più ricandidarsi, almeno stando alle regole del Movimento 5 Stelle. Eppure in molti hanno già parlato di una deroga, la stessa che varrebbe anche per Virginia Raggi sindaca di Roma. Ma a mettere un freno alle ipotesi ci ha pensato la stessa Appendino durante una visita agli studenti del Master in Giornalismo «Giorgio Bocca» dell’Università di Torino: «Tra quattro anni non mi vedo candidata sindaco», ha detto serenamente rispondendo alle domande, «e tantomeno mi vedo premier tra cinque mesi».

«Tra cinque anni penserò alla famiglia»
Che siano parole dette in modo convinto o meno non è dato sapersi. E comunque è troppo presto per sapere cosa sarà di Chiara Appendino, del Movimento 5 Stelle e di tutta la vita cittadina tra oltre quattro anni. Una cosa per il momento è certa però per la prima cittadina, fare l’amministratrice pubblica è un lavoro che porta via tante energie fisiche e non può essere fatto per sempre: «Fare il sindaco è una cosa magnifica, ma assorbe tantissimo e dopo un po’ non hai più e energie né l’approccio mentale giusto. Io già fatto cinque anni da consigliera», ha aggiunto Appendino, «ma se dovessi immaginare il mio futuro tra cinque anni mi vedo che dedico un po’ più di tempo alla mia famiglia anche perché ne ho bisogno».